Il primo progetto di marciapiede mobile della storia? Riguardò Broadway

Oggi molti di noi sono abituati a sfruttare i tappeti mobili per farsi trasportare con comodità e rapidità presso metropolitane, aeroporti o stazioni ferroviarie, e osservando gli impianti in funzione in questi luoghi si può notare il loro aspetto piuttosto moderno.

Tuttavia gli antenati di questi impianti, o meglio i primi prototipi, vennero costruiti più di 130 anni fa negli USA: il primo fu quello che, nel 1893, venne installato lungo un molo di Chicago in occasione di un’importante fiera.

La realizzazione di fine Ottocento venne preceduta da diversi altri progetti, mai realizzati per diverse ragioni, tra cui uno dei più interessanti è quello di Albert Speer. Nel 1871, l’inventore americano mise a punto un progetto per la costruzione di un tappeto mobile sopraelevato da installare a New York, nella zona affollatissima di Broadway, per fare sì che le persone che si spostavano a piedi potessero farlo lontano dal traffico caotico delle strade.

Il progetto dell’impianto venne pubblicato sulla rivista Scientific American e, nel dettaglio, presentava un nastro trasportatore largo all’incirca cinque metri, sostenuto da una serie di pilastri. Chi abitava nelle sue immediate adiacenze, inoltre, avrebbe potuto addirittura costruirsi delle passerelle private che collegavano la porta di casa col nastro mobile!

Si trattava (e per certi versi, lo è tuttora) di un impianto davvero avveniristico, che tra l’altro si muoveva a una velocità sostenuta pari a 16 km/h. Ad azionare il nastro erano dei motori sotterranei e, ciliegina sulla torta, sopra di esso sarebbero stati posizionate delle poltroncine che avrebbero permesso ad alcuni passeggeri di trascorrere comodamente seduti il tempo necessario per il loro tragitto.

Che fine fece questo progetto antesignano di marciapiede mobile? Ahimè, esso fu approvato dagli enti preposti di New York due anni più tardi, ma l’allora governatore John Dix decise che sarebbe costato troppo realizzarlo, decidendo quindi di relegare per sempre l’ambizioso progetto di Albert Speer sul fondo di un cassetto.

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